Gone girl – Gillian Flynn (L’amore bugiardo)

Gone girl di Gillian Flynn (L’amore bugiardo)
399pg
Orion Publishing Group
Maggio 2012
Letto a Dicembre 2014
⭐⭐⭐
On a warm summer morning in North Carthage, Missouri, it is Nick and Amy Dunne’s fifth wedding anniversary. Presents are being wrapped and reservations are being made when Nick’s clever and beautiful wife disappears from their rented McMansion on the Mississippi River. Husband-of-the-Year Nick isn’t doing himself any favors with cringe-worthy daydreams about the slope and shape of his wife’s head, but passages from Amy’s diary reveal the alpha-girl perfectionist could have put anyone dangerously on edge. Under mounting pressure from the police and the media–as well as Amy’s fiercely doting parents–the town golden boy parades an endless series of lies, deceits, and inappropriate behavior. Nick is oddly evasive, and he’s definitely bitter–but is he really a killer?
As the cops close in, every couple in town is soon wondering how well they know the one that they love. With his twin sister, Margo, at his side, Nick stands by his innocence. Trouble is, if Nick didn’t do it, where is that beautiful wife? And what was in that silvery gift box hidden in the back of her bedroom closet?


Ho sentito parlare a lungo di Gone girl prima di decidermi finalmente a leggerlo e forse questo ha un po’ influenzato il mio giudizio, o meglio, mi ha fatto affrontare la lettura del romanzo con delle aspettative probabilmente troppo alte. Cercherò di fornirvi le mie impressioni senza fare spoiler, cosa molto ardua e decisamente limitante.

“There’s a difference between really loving someone and loving the idea of her.”

La cover della prima edizione italiana di Gone GirlNick e Amy sono una coppia come tante, con alti e bassi, momenti sì e momenti no: quando però una mattina Amy scompare, la loro vita diventa praticamente di dominio pubblico dal momento che ogni aspetto di essa deve essere indagato per riuscire a capire chi ha compiuto il misfatto e ritrovare così Amy, o quel che di lei rimane. Sin dall’inizio cominciano a comparire le prime incertezze, le prime bugie: del resto, come ogni serie crime ci ha ormai insegnato, chi è sempre il primo indagato quando scompare una donna? Il marito. Ma può l’aitante e sempre gentile Nick avere qualcosa a che fare con la sparizione di Amy?

Beh, di certo il titolo italiano ci dà qualche informazione in più: L’amore bugiardo è un indizio inequivocabile, direi. E in questo libro, ve lo assicuro, di bugie ce ne sono molte, probabilmente più di quante possiate anche lontanamente immaginare. Due sono i punti di vista tramite cui ci viene raccontata la vicenda, quello di Nick, a partire dal rapimento di sua moglie, e quello di Amy stessa, tramite il suo diario personale in cui scopriamo la vita dei due prima della sua scomparsa. Pagina dopo pagina, scopriamo nuovi particolari sulla loro vita, da quando si sono conosciuti, piaciuti, innamorati e infine sposati, coronando il loro sogno d’amore. Poi però qualcosa ha cominciato a incrinarsi. La prima parte di Gone girl più che un thriller è il resoconto della vita di una coppia, tra alti e bassi, pregi e difetti. Gillian Flynn ci racconta minuziosamente, tramite il diario di Amy e i flashback di Nick, le vicende della loro vita, tra momenti salienti e semplice quotidianità, rendendo, per quel che mi riguarda, la narrazione un po’ lenta e pesante: dopo l’entusiasmo iniziale ho cominciato a trascinarmi nella lettura e, ve lo dico sinceramente, non ho mollato il romanzo unicamente perché Gone girl era l’unico libro che avevo portato con me in treno. Al termine della prima parte abbiamo poi un colpo di scena che però, ahimé, secondo me è molto telefonato e me l’aspettavo sin dall’inizio. Fortunatamente nella seconda parte le cose si fanno molto più interessanti, il ritmo della narrazione aumenta, le cose cominciano a precipitare rapide, incollando il lettore alla pagina.

Gone girl è per certi versi disturbante, non dal punto di vista visivo ma da quello psicologico: i due protagonisti non sono certo due personcine amabili, tutt’altro, e il ritratto del loro matrimonio che ne esce fuori è terribilmente sbagliato e avvilente. Ad alcuni magari potrà forse sembrare più realistico per questo, non so: io so solo che a ogni capitolo avrei voluto prendere a testate alternativamente Amy o Nick. Nick è un bamboccio, un falso, un uomo decisamente poco furbo; Amy è… beh, lascio a voi il piacere di scoprirlo.

La seconda metà, con il suo finale agghiacciante, nonostante mi abbia catturato e intrigato, trovo che viri decisamente verso l’eccesso, rasentando l’irrealtà. Del resto però non si può mai sapere cosa può partorire una mente malata e la Flynn gioca proprio su questo.

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