La ballata di Adam Henry – Ian McEwan

La ballata di Adam Henry di Ian McEwan
202pg
Einaudi
Letto a Gennaio 2015
⭐⭐⭐⭐
“Divino distacco, diabolica perspicacia”: cosi si mormora negli ambienti giudiziari londinesi a proposito di Fiona Maye, giudice dell’Alta Corte britannica in servizio presso la litigiosa Sezione Famiglia. Sposata da trentacinque anni con lo stesso uomo e senza figli, il giudice Maye ha dedicato tutta la sua carriera alla composizione di dissidi sanguinosi spesso giocati nella carne di chi un tempo si è amato. Battaglie feroci per l’affidamento di figli non più condivisi, baruffe patrimoniali, esplosioni d’irrazionalità cui il giudice Maye oppone un paziente esercizio di misura e sobrietà nella convinzione di “poter restituire ragionevolezza a situazioni senza speranza”. I casi su cui è chiamata a pronunciarsi popolano i giorni e ossessionano le notti di Fiona, calcandone la coscienza. Forse la rendono più sfuggente, distratta. Sarà dunque a questo che si deve l’oltraggiosa richiesta di suo marito Jack? “Ho bisogno di una bella storia passionale”, un “ultimo giro” extraconiugale con la ventottenne Melanie, esperta di statistica. Umiliata, ferita, “abbandonata agli albori della vecchiaia”, Fiona cerca rifugio, come d’abitudine, nel caso successivo. È quello di Adam Henry, violinista dilettante, poeta in erba, diciassette anni e nove mesi, troppo pochi per decidere autonomamente della propria vita o della propria morte. Adam è affetto da una forma aggressiva di leucemia che richiede trattamento immediato.


Fino a oggi, non avevo mai letto nulla di McEwan nonostante ne avessi sentito ripetutamente parlare: non so, nessun titolo sembrava chiamarmi, nessuna trama convincermi. Qualche mese fa ho poi addocchiato The children act e quando a Dicembre la biblioteca della mia città se ne è procurata una copia in lingua italiana, come La ballata di Adam Henry per l’appunto, ho deciso di fare un tentativo, dato che l’idea alla base della storia mi interessava molto. Beh, fra me e McEwan è letteralmente scoccata la scintilla!

Protagonista de La ballata di Adam Henry è Fiona Maye, un giudice che si occupa di diritto famigliare e quindi di tutto quelle cause riguardanti divorzi, separazioni, affidamenti, potestà e simili. Il lavoro la assorbe quasi completamente, per cui quando una sera tornando a casa trova suo marito sul piede di guerra, stufo della loro vita e deciso a provare qualcosa di più eccitante, cade dalle nuvole e il suo cuore si spezza. Decisa a non lasciarsi andare, non dice nulla a nessuno e continua a dedicarsi a ciò che le riesce meglio, il suo lavoro. Un caso urgente necessita del suo giudizio: un ragazzino di diciassette anni, Adam Henry, ha bisogno di alcune trasfusioni di sangue per poter sopportare i medicinali che gli vengono somministrati per combattere la leucemia, ma i suoi genitori impediscono ai medici di effettuarle poiché Testimoni di Geova e quindi contrari a tale pratica a causa del loro credo. E Adam stesso è del medesimo parere. Spetta a Fiona decidere se Adam vivrà o morirà e ha pochissimo tempo per formulare una sentenza che cambierà la vita di molti, compresa la sua.

La giurisprudenza non è mai stata il mio forte: trovo sia noioso e ai limiti dell’impossibile imparare a memoria tutti quegli articoli, per non parlare dell’assurdo linguaggio in cui sono scritti, il cosiddetto “legalese”, che sembra sia stato inventato per poter mettere ancora più in difficoltà le persone. Non so voi, ma io quando mi trovo a leggere un articolo, per esempio, del codice penale, mi sento proprio tonta. Forse lo sono, forse no, non sono certo la persona migliore per giudicarmi. Tornando a questioni più importanti, in questo romanzo McEwan ci mostra uno scorcio di come funziona la divisione familiare dell’Alta Corte Londinese, un settore secondo me ancora più complesso perché, come ci mostra l’autore, non ci sono schemi rigidi e ben precisi ma molto è lasciato all’interpretazione del giudice, e quindi molto è legato anche a chi ti viene assegnato. Da quel che ho potuto leggere, penso di poter definire Fiona come un giudice competente e scrupoloso: passa gran parte del suo tempo a ragionare sui casi, a riflettere sui fatti e sulle testimonianze e cerca di trovare sempre quella che, secondo la legge e secondo lei, è la soluzione migliore. È strano vedere come uno stesso articolo, una stessa affermazione, possano, a seconda dell’interpretazione, essere favorevoli tanto a una parte in causa quanto a quella contrapposta: a ben pensarci è inquietante, perché rende legittimo il tutto quanto il contrario di tutto. E allora, cos’è lecito e cosa no?

Il caso poi che ci viene presentato più da vicino riguarda un argomento che mi interessa molto e a cui proprio di recente abbiamo accennato a lezione all’università: i Testimoni di Geova e il loro rifiuto a essere trasfusi. Le persone che aderiscono a questo credo sono dell’idea che il ricevere sangue altrui li renda impuri agli occhi di Dio, che così sia scritto nella Bibbia. Io non mi intendo di Scritture quindi non starò a sproloquiare su quanto ciò sia vero o meno: io, per quel che mi riguarda, non concordo con questa visione delle cose. Il problema, in questo caso, ci viene presentato inizialmente dal punto di vista giuridico: da una parte abbiamo l’ospedale, che ovviamente vuole che Adam venga costretto ad accettare la trasfusione, dall’altra il ragazzo e la sua famiglia, attaccati al loro credo e alle loro convinzioni. Adam è, per pochi mesi, ancora minorenne, quindi a decidere devono essere i suoi tutori legali, i suoi genitori: ma stanno davvero scegliendo il meglio per il loro figlio? E la libertà di credo? La libertà di scelta? Sicuramente non una scelta facile, né dal punto di vista legale, né da quello umano. È facile dire “deve essere trasfuso”, ma bisogna anche capire come Adam è stato cresciuto, in cosa crede, di cosa ha paura. E Fiona ci prova a capire, a capirlo.

A contornare tutto questo abbiamo la crisi matrimoniale che improvvisamente Fiona si trova costretta ad affrontare, con un marito che si sente incompreso e messo da parte, sempre al secondo posto dopo un lavoro che sembra assorbirla completamente. Ma non è questo l’unico motivo per cui Fiona ha preso le distanze, in realtà sono molti altri i pensieri che la affliggono, a partire dal rimpianto per non aver avuto figli al non sopportare la vista del proprio corpo che invecchia e si trasforma.

Con grande maestria, McEwan mescola gli elementi costituenti tutte queste storie per creare un romanzo incisivo, stimolante e sicuramente emozionante.

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