Kobane Calling – Zerocalcare

Kobane Calling di Zerocalcare
272 pagine
Bao Publishing
Aprile 2016
Letto il 04/01/17
#1 del 2017
⭐⭐⭐⭐
Tre viaggi nel corso di un anno. Turchia, Iraq, Siria, per documentare la vita della resistenza curda in una delle zone calde meno spiegate dai media mainstream. Zerocalcare realizza un lungo racconto, a tratti intimo, a tratti corale, nel quale l’esistenza degli abitanti del Rojava (una regione il cui nome non si sente mai ai telegiornali) emerge come un baluardo di estrema speranza per tutta l’umanità.

Sono una persona che in molti settori è estremamente ignorante, ne sono consapevole: uno di questi è sicuramente l’ambito storico-geo-politico contemporaneo. È una grande colpa, me ne rendo conto, e spero col tempo di riuscire a colmare qualche mia lacuna. Tutto questo per farvi capire che, fatto salvo quello che passa ai telegiornali, io della Siria, della Turchia e di Kobane sapevo ben poco: nel caso foste nelle mie stesse condizioni, sappiate che comunque leggere Kobane Calling, ultima fatica di Zerocalcare, non sarà per voi impossibile ma anzi, se siete un po’ curiosi come me, potrà per voi costituire un punto di partenza da cui poi effettuare ulteriori ricerche e approfondimenti.
La prima parte di questa graphic novel era già stata pubblicata tempo fa su Internazionale, e racconta del viaggio di Michele in un paesino situato sul confine turco-siriano; la seconda parte, completamente inedita, racconta di un nuovo viaggio, questa volta fino in Siria ed infine a Kobane. Detto così, sembra niente. In realtà dentro queste quasi trecento pagine c’è di tutto, dal serio al faceto: dai dubbi su come comunicare alla propria madre (impersonata da Lady Cocca) del viaggio che si è deciso intraprendere o dalle difficoltà derivanti dalle diverse abitudini culinarie sino al terrore negli occhi di chi continua a vivere ogni giorno sotto assedio e allo sguardo fiero di chi ogni giorno combatte per la propria libertà.

Cose che per noi raggiungono i limiti dell’incomprensibile e che ci fanno accaponare la pelle, vengono raccontate da chi vive lì come una semplice routine: la corrente elettrica che salta, i continui spari, senza mai un attimo di tregua, lo ombre che scivolano nella notte, la mancanza della certezza in un domani, la morte di centinaia di persone. Ed è proprio questa anormale normalità che forse più mi ha colpito, ma ancora di più lo ha fatto il pensiero, che ogni tanto mi sovviene e che non ho potuto evitare durante questa lettura, che io non sono nelle loro condizioni solo perché sono nata qui invece che lì, null’altro.

Il resoconto è ricco di riferimenti politici e non so fino a che punto ci sia o meno una certa faziosità: per quel che mi riguarda, ho preso atto del resoconto di Zero, della sua esperienza, ripromettendomi di approfondire ulteriormente l’argomento, per averne una visione più globale ma soprattutto più mia, fermo restando che rimarrò comunque in un piano speculatorio, aggrappata ad altrui resoconti.
Una cosa che mi ha molto colpito di questa cronaca è sicuramente l’importante ruolo delle donne nella guerra che sta svolgendosi in Siria di cui non avevo idea, ma soprattutto l’estrema impronta democratica che gli abitanti di queste zone vorrebbero dare al governo: nessuna discriminazione di genere, razziale, ideologica e religiosa, pari opportunità e pari diritti per tutti… una costituzione che dovrebbe essere da monito per gran parte dell’occidente. Solo parole, si potrebbe pensare, ma del resto Rome wasn’t built in a day, e i Siriani stanno versando molto sangue per questo ideale e per la loro libertà.
Una graphic novel che suscita orrore, rabbia e ci fa provare un po’ di vergogna, aprendoci un po’ gli occhi su una situazione così vicina a noi eppur considerata come a migliaia di anni luce.

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