Le ragazze – Emma Cline

Le ragazze di Emma Cline
340pg
Einaudi
Letto il 22/03/17
#13 del 2017
⭐⭐⭐⭐
Evie ha quattordici anni e un disperato bisogno che qualcuno al mondo si accorga di lei. Quando un giorno, al parco, vede un gruppo di ragazze farsi strada tra la gente come squali che tagliano l’acqua, non riesce a distogliere lo sguardo. È incantata dai vestiti alternativi, dalle mani coperte di anelli, dal senso di sicurezza e assoluta libertà che loro trasmettono. È l’inizio di un’ossessione. Evie, solitaria, insicura, sviluppa per loro una sorta di venerazione, in particolare per Suzanne, la più grande, e spasima per sentirsi accettata nel gruppo. Così. quando viene invitata nella comune hippy in cui le ragazze vivono tutte insieme con un carismatico guru, neanche lontanamente riesce a intuire quanto si stia avvicinando al cuore del male. Era l’estate del ’69.

Dopo aver rimandato per un po’, non fidandomi del clamore scatenato da questo libro con tutti che inneggiavano al capolavoro, alla fine ci sono cascata anch’io e ho letto il celebratissimo Le ragazze di Emma Cline: se è il libro del secolo non lo so, ma a me è piaciuto davvero molto.

Protagonista della vicenda è Evie, che abbiamo modo di vedere da una parte ai giorni nostri, avanti con gli anni, ospite in casa di un amico, e dall’altro a quattordici anni, nel ’69, quando, spinta da una serie di problemi e insicurezze, finisce per trovare rifugio in una comune. Detta così, sembra quasi una trama banalotta. Il problema è che la comune hippy di cui Evie entra a far parte si macchierà di uno spaventoso crimine, destinato a rimanere ben impresso nella mente dell’intera popolazione americana.

Lo hanno scritto ovunque, lo sanno oramai anche i muri: i fatti contenuti in questo libro sono ispirati alle “imprese” della Manson family: un gruppo guidato da Charles Manson formatosi sul finire degli anni ’60 dedito a piccoli crimini, droga e sesso di gruppo che nel 1969 si intrufolò nella villa di Roman Polanski e ne uccise la moglie incinta e tutte le altre persone trovate nella casa (e questo fu in realtà il primo di una serie di omicidi estremamente cruenti da loro compiuti). Bene, se cercate un romanzo sulle terrificanti imprese di queste gruppo, sui loro omicidi e simili, state lontani da questo, e non perché ci troviamo di fronte comunque a un prodotto di fantasia e non a una cronaca, ma proprio perché Le ragazze di Emma Cline è in realtà un romanzo di formazione e crescita, in cui il focus è su Evie e sull’impatto che certi eventi hanno avuto sulla sua vita, passata e presente.

Evie nel ’69 ha quattordici anni, i genitori separati da poco con una madre completamente incapace di ritrovare una qualsiasi parvenza di equilibrio: l’unica sua certezza è l’essere mediocre, il non essere mai abbastanza, il non avere niente che la faccia notare, spiccare in qualche modo in mezzo alla massa. Così quando vede per la prima volta passare “le ragazze”, non può non rimanerne colpita, in particolare da Suzanne, che nonostante gli stracci che indossa ha un magnetismo tale da attrarre immediatamente l’attenzione di chiunque su di sé. Per Evie è un vero è proprio colpo di fulmine e da lì comincia completamente a stravolgere la sua vita, cercando di diventare come loro. Pagina dopo pagina, la osserviamo cambiare, crescere sì, lasciando la sua unica amica e le passioni d’infanzia, ma anche deviare verso un qualcosa di oscuro e morboso. E di tutto questo vediamo poi le ripercussioni ai giorni nostri, su una Evie che ha passato la metà della sua vita, una vita che tutto è stata tranne che felice: i ricordi, a distanza di anni, generano ancora dolore, rabbia, talvolta frustrazione. Ma in alcuni momenti sembra esserci del rimpianto, del piacere nel cullarsi nell’immagine di Suzanne, tanto che viene quasi da chiedersi se Evie abbia davvero imparato qualcosa da quel terribile passato.

All’interno della comune spiccano tra gli altri ovviamente Suzanne e Russell, il guru a capo di quello strano gruppetto: dotato di un potente charme, irretisce con facilità Evie e ragazze scontente della loro situazione, riducendole in pochissimo tempo praticamente a sue schiave. Non ci sono gelosie o invidie, tutte amano Russell e Russell le ama tutte; tutti pendono dalle sue labbra e lo ascoltano cantare con aria trasognata, certi del suo futuro successo. E le droghe fanno il resto, facendo loro non notare quanto in realtà sia sporco il posto in cui vivono e quanto siano denutriti. O quanto lui abusi di loro, fisicamente e psicologicamente, tanto da far loro perdere di vista il confine tra ciò che è bene e ciò che è male. Russell è costruito con maestria: sa esattamente cosa dire, come muovere le mani, a chi fare una carezza e a chi un rimprovero per costruirsi una cerchia leale e a lui del tutto asservita. Si intravedono giochi psicologici vecchi come il mondo dietro ogni suo gesto e, da esterni, è possibile notare i momenti in cui emerge la sua follia in tutta la sua grandezza: è la stessa Evie adulta a farlo. Eppure, nonostante ciò, non me la sento di sparare un giudizio a zero, di dire “Ma come fanno a non accorgersene?”. La solitudine spesso gioca dei brutti scherzi.

Suzanne è la mia croce e delizia, esattamente come per Evie. Non so che dirvi, non sono riuscita a non farmi ammaliare da lei, dal suo sorriso, dalla sua follia. È un personaggio negativo, è incostante, talvolta meschina, si macchia di un crimine inaudito. Eppure io in quegli occhi ci ho visto un mondo, un mondo oscuro, in fondo al quale però ho trovato una piccola scintilla d’amore. È stato lì che ho capito che Emma Cline mi aveva in pugno e che quello che avevo tra le mani era un romanzo con la R maiuscola. Non si può amare un personaggio così, non dopo tutto quello che fa. Eppure ci sono cascata anch’io, esattamente come Evie.

Non pensate però che al di fuori della comune si trovino personaggi completamente positivi. Emma Cline in un modo o nell’altro li “sporca” tutti, nessuno escluso, e sono gli adulti probabilmente a essere quelli più deludenti. Il loro egoismo, la loro cecità e sì, il menefreghismo, raggiungono dimensioni terrificanti.

E se, chi dovrebbe tutelarti, a malapena si accorge che ci sei, o quando se ne accorge sa parlare solo ed esclusivamente di sé, basta poco, appena adolescente, a farti perdere, talvolta anche per sempre.

Basta qualcuno che ti faccia sentire importante.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...