Ninna nanna – Leïla Slimani

Ho scoperto Ninna nanna di Leïla Slimani grazie a un post di Loredana Lipperini su Facebook: chi l’ha detto che i social non servono a nulla? Prima di allora, ammetto la mia ignoranza, non ne avevo in alcun modo sentito parlare e non l’avevo neppure notato in libreria. Per parlare di questo romanzo, una premessa è d’obbligo: nonostante la quarta di copertina faccia pensare il contrario, non è un thriller, proprio per niente. Fin dalla prima riga infatti siamo a conoscenza del triste epilogo della vicenda.

Il bambino è morto, sono bastati pochi secondi. […] La bambina invece era ancora viva quando sono arrivati i soccorsi. Ha lottato come una tigre.

Mila e Adam sono morti, barbaramente uccisi dalla tata, Louise. Una donna meravigliosa, di cui i Masse non potevano più fare a meno da quando Myriam, dopo la nascita di Adam, aveva ripreso a lavorare, desiderosa di tornare a essere qualcosa di più che una semplice madre. Era stata una decisione sofferta, ma poi era arrivata Louise e tutto era cambiato per il meglio: i figli educatissimi, la casa sempre splendida, i pasti pronti, nulla fuoriposto. Un sogno insomma. Che in una mattina apparentemente come le altre si è trasformato in un incubo.

È proprio da quella mattina che parte la narrazione, saltando subito dopo indietro nel tempo, alla nascita di Adam e alle necessità di Myriam, raccontandoci le cose dal principio, dell’avvento di Louise in casa Masse e della sua vita con loro sino alla tragedia. I riflettori, pagina dopo pagina, vengono puntati un po’ su tutti: Paul, Myriam e Louise, certo, ma anche su Jacques, marito della tata e Stephanie, la loro figlia; così come anche sul suo padrone di casa o sulla famiglia presso cui Louise aveva precedentemente lavorato. È come se tanti piccoli tasselli andassero lentamente a ricostruire la vita della baby sitter: alcuni all’apparenza insignificanti, altri palesemente significativi. Tutti in realtà determinanti nel costruire la psiche di una donna che una mattina ha ucciso due bambini che amava come fossero suoi.

Non c’è azione, non c’è suspance. La dimensione preponderante di questo romanzo è l’approfondimento psicologico dei personaggi. I loro pensieri, le connessioni, le ripercussioni di determinate azioni sull’equilibrio mentale di una persona disturbata, una persona che ha subito dei traumi e ne ha causati. Cose all’apparenza normali divengono affronti insormontabili e fonte di rabbia; assurde ossessioni prendono il sopravvento in un crescendo sempre più malato. Ma se di certo Louise e la sua storia sono le protagoniste del romanzo, in realtà in Ninna nanna c’è anche altro.

Ci si sente soli accanto ai bambini. Se ne fregano del mondo degli adulti. […]
Non fingono nemmeno di provare pietà per gli infelici.

Ninna nanna è anche la storia di una vita di coppia vissuta tra alti e bassi, fra crisi coniugali e parziali rappacificazioni; è la storia di una donna che nonostante tutto e tutti decide di non voler essere solo mamma ma di volersi anche realizzare nel lavoro per cui ha studiato, scontrandosi però pesantemente con le difficoltà quasi insormontabili che le si presentano nel conciliare famiglia e un impiego fulltime che la gratifica meno di quanto si sarebbe aspettata; è la storia di una mamma che si vergogna  quando si accorge di vedere i propri figli come un peso e un intralcio alla sua vita; è la storia di una società che ignora gli altri, che è indifferente alle loro difficoltà e ai loro bisogni, che sa solo tendere la mano per prendere e chiude gli occhi di fronte a ciò che non quadra.

Ninna nanna di Leïla Slimani
Tradotto da Elena Cappellini
Rizzoli
202 pagine
Aprile 2017

Quando arriva il secondo figlio, Myriam decide di riprendere a lavorare. È una scelta sofferta, ragionata, discussa a lungo con Paul, il marito, eppure imprescindibile, e appena si presenta l’occasione la neomamma la afferra con tenacia e torna alla sua professione di avvocato. Adesso però serve una tata per Mila e Adam. Sarà una selezione severa, nessuno affida di buon grado i propri figli a una sconosciuta. Poi un giorno nell’appartamento dei Masse entra Louise: luminosa, solare, dolce, e i bambini, soprattutto Mila, sembrano sceglierla prima dei genitori. È l’incastro perfetto dell’ultima tessera di un puzzle. La donna guadagna l’affetto incondizionato dei piccoli e la gratitudine di Myriam e Paul, trasforma la casa in un incanto, li vizia anticipando ogni loro necessità. Finché questo rapporto di dipendenza, come tutte le dipendenze, non si incrina, mostrandosi eccessivo, non si rivela sbagliato e infine deraglia rovinosamente. Attraverso la descrizione chirurgica, certosina, della giovane coppia e della figura intrigante e misteriosa della tata, “Ninna nanna” affonda lo sguardo nelle nostre concezioni dell’amore, dell’educazione, dei rapporti di forza che si celano dietro il denaro, parlandoci di pregiudizi culturali e di classe e del tempo in cui viviamo. E ci mette di fronte ad alcune delle più recondite paure di ogni genitore, di ogni donna e di ogni uomo.

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