Lei – Mariapia Veladiano

Tutti abbiamo sentito parlare almeno una volta di Lei: la “Lei” per antonomasia, colei che portato in grembo per nove mesi l’incarnazione di Dio, la madre dei redenti, Maria di Nazareth. Nei Vangeli però in realtà di lei si parla ben poco, lasciandola avvolta in un’aura di mistero: Mariapia Veladiano prova a colmare questa lacuna, tratteggiando una breve storia di Maria, come donna ma soprattutto come madre.

Sono la madre che ha amato senza capire.

La narrazione passa attraverso tutte le tappe fondamentali che già conosciamo: l’Annunciazione, la presentazione al tempio, la scomparsa di Gesù per tre giorni, il suo apostolato, la morte e la resurrezione. Il tutto però ci viene narrato da un punto di vista differente, quello di Maria, sottolineando un lato più umano e quotidiano della vita del Messia. I dialoghi con Giuseppe, i giochi di bambino, le domande curiose: cose all’apparenza normali, sempre però accompagnate dalla consapevolezza dell’ineluttabilità di un destino segnato.

Mariapia Veladiano ci restituisce una Maria molto umana, una madre costantemente preoccupata del futuro del figlio, consapevole del suo ruolo ma speranzosa fino all’ultimo che le cose possano cambiare e che tutto diventi improvvisamente e gioiosamente ordinario. Maria non si vanta del suo ruolo speciale, non mette sé stessa e la sua famiglia su un piedistallo, anzi, evita qualsiasi spettacolarizzazione, preoccupata per un figlio che è suo ma è altro da sé.

Madre del Creatore.
Madre del Salvatore.
Madre di misericordia..
Troppa enfasi sulla madre. È il figlio che fa la madre. Senza il bambino, non c’è la madre.

Buona l’idea, buona l’intenzione, ma la realizzazione del tutto non mi ha convinto. Ho trovato alcune scelte stilistiche operate dall’autrice poco riuscite: non sono particolarmente d’effetto gli stralci poetici di cui sono composti alcuni capitoli, paiono del semplice testo in prosa con andate a capo casuali. Il linguaggio dell’intero romanzo suona poi come troppo costruito e forzatamente ampolloso, arzigogolato e fine a sé stesso. La lettura ne risulta rallentata, soprattutto dopo la prima cinquantina di pagine, rendendo l’esperienza più faticosa che piacevole, facilitando così la perdita di concentrazione e un conseguente distaccamento dal testo, riducendo l’impatto emotivo, che dovrebbe essere invece il punto di forza del romanzo.

Gli stessi personaggi, che vorrebbero essere resi più umani dalla narrazione, sembrano invece essere sempre oltre, in tutto: troppo buoni, troppo comprensivi, troppo informati. Paradossalmente paiono ancora meno realistici che nella tradizione.

Un’occasione perduta per me, peccato.

Se non si muore del tutto si può tornare a vivere.

Lei di Mariapia Veladiano
171pg
Guanda
Ottobre 2017

Cosa c’è di divino nell’essere giovane madre di un figlio arrivato per grazia o per caso? Ci si augura per lui una vita buona: che non incontri il male, che il mondo lo accolga o almeno lo lasci in pace. È la storia umanissima di Maria, madre di Dio bambino, la stessa di ogni madre per cui il proprio bambino è Dio, vita che si consegna fragilissima e si promette eterna. Ma il figlio di Maria è troppo speciale perché la storia sia solo questa e infatti sarà altra, raccontata per generazioni in poesia, in pittura, in musica, nel vetro, nel ghiaccio immacolato, a punto croce, sulle volte delle cattedrali e sui selciati delle piazze. Qui parla Maria. Accanto a lei Giuseppe, padre che ha detto sì senza comprendere, senza nemmeno pronunciare questo sì, costruttore di un progetto di vita e di amore ben più grande di quello immaginato. Intorno a lei uomini e donne che pensano di capire, ma sanno solo chiacchierare; e gli amici del figlio, Giovanni, Simone, Giuda e anche Nicodemo, che si affannano di domande nella notte; e dottori e farisei che chiedono la verità solo per poterla negare. Sopra di lei, infine, gli angeli fanno corona, ma con le loro ali non riescono a tenere lontano il gran male del mondo, che si addensa fino a quando qualcuno griderà: «A morte». Ciò che resta è un corpo rotto senza grazia, consegnato a una madre ancora giovane, anche nel momento estremo così simile a tante madri. Ma questa è una storia troppo immensa perché tutto possa andare perduto.

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